Pollock - chiara sicuriello - Vittoriano Roma - Arte e benessere psicologico

Jackson Pollock e la Scuola di New York

Psico recensione della mostra al Complesso del Vittoriano di Roma

In questa mia prima psico recensione di una mostra di pittura, parlerò di Jackson Pollock e la scuola di New York in esposizione al Complesso del Vittoriano di Roma fino al 24 febbraio 2019.

Visitare questa mostra mi ha fatto stare bene? Ha aumentato il mio benessere Psicologico? Queste sono le domande a cui cercherò di rispondere in questo articolo. Lo farò facendo riferimento al contesto museale e ai sei principi fondamentali del benessere psicologico come raccontato nell’articolo “Arte e Benessere psicologico”.

“Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.”

Ma inizierò parlando della mostra e delle sue opere, perchè è l’esperienza della bellezza, che l’arte ci offre, a contribuire primariamente al nostro benessere psicologico.

Indice dei contenuti

  1. Il mondo di Jackson Pollock: l’Espressionismo astratto e la action painting
  2. Contesto museale: Il complesso del Vittoriano, Ala Brasini
  3. Il benessere psicologico attraverso la mostra
    1. Scopo nella vita/scopo della visita
    2. Accettazione di sé/accettazione delle conoscenze pregresse
    3. Avere relazioni positive con gli altri/ staff ed con l’eventuale compagno/a di visita
    4. Senso di autonomia
    5. Padronanza ambientale
    6. Crescita personale
  4. Valutazione conclusiva

Il mondo di Jackson Pollock: l’Espressionismo astratto e la action painting

Entrando si è subito catapultati dentro questo mondo fatto di colori in continuo movimento: un tunnel lungo 6 metri le cui mura laterali sono schermi che proiettano un’opera digitalizzata di Pollock durante la sua esecuzione, quando il colore viene colato sulla tela. Questa modalità di pittura viene detta dripping e consiste nel far colare e gocciolare colori, e altri materiali, su supporti di grandi dimensioni. La tecnica del dripping fa parte del processo creativo proprio dei pittori della action painting: dare forma e colore alla tensione interna in modo spontaneo, senza progettare prima quello che sarà il risultato finale.

Passare nel tunnel è già un’esperienza estetica coinvolgente che continua negli spazi successivi, dove un gran divano giallo ci invita a sdraiarci e a guardare dal basso Pollock mentre dipinge su un grande pannello trasparente. In questo momento si può apprezzare tutta l’energia, la potenza e l’urgenza che possiede l’artista durante la sessione. Siamo ormai già rapiti da questa dimensione creativa e dinamica, pronti per guardare ed essere coinvolti dai quadri esposti nelle restanti sale della mostra, emblemi dell’espressionismo astratto e della scuola di New York.

Sala dopo sala, quadro dopo quadro, i nostri occhi si riempiono di bellezza, gioia, stupore, tensione, liberazione, rabbia, sfumature di ogni colore, significati profondi e vita. Sì perché una delle cose più belle delle opere degli artisti della action painting, detti gli “Irascibili”, è che esprimono vita, dinamicità ed emozioni.

Visitare questa mostra mi ha arricchito molto, soprattutto vivere e sentire l’enorme carica espressiva di questi artisti e la vitalità delle loro opere. Ne ho portata via un po’ con me e ritornarci mi fa stare bene ogni volta.
Voto alla bellezza della mostra: 10

Contesto museale: il Complesso del Vittoriano, Ala Brasini

Non posso non continuare parlando del luogo in cui le opere di Pollock e dei suoi colleghi di NY sono state ospitate. E inizio declamando la bellezza del contesto museale, Il Complesso del Vittoriano, l’esterno con la sua posizione privilegiata sui fori imperiali e l’interno, che accoglie il visitatore con una imponente scala che porta nei locali dell’esposizione. Questi non sono però i più grandi dell’Ala Brasini, dove viene invece ospitato l’altro artista newyorkese, Andy Warhol.

Godere di questo spettacolo, per giunta in una giornata assolata, ha reso la visita ancora più speciale. Entrando da via San Pietro in carcere si respira l’arte e la storia che hanno attraversato nei secoli questo luogo.
Partenza alla grande!

Aggiungo la disponibilità e la cortesia dello staff del museo e la possibilità di usufruire gratuitamente dell’audioguida e del guardaroba, entrambi servizi molto utili.

Voto al contesto museale: 9

Il benessere psicologico attraverso la mostra

I sei principi del benessere psicologico sono stati rispettati? O meglio, è stato possibile applicarli alla mostra?

Iniziamo a scoprirlo più da vicino

1. Scopo nella vita/scopo della visita

Parto da questo principio perché, come anticipato dall’articolo precedente, il mio scopo della visita è ben preciso: stabilire se e come questa mostra ha aumentato il mio benessere psicologico.

Il mio voto è certamente positivo, “Jackson Pollock e la scuola di New York” mi ha permesso una visita accurata, grazie alle numerose opere esposte, alla chiarezza dell’esposizione, all’audioguida e alle spiegazioni scritte e ai numerosi video in cui viene ripreso l’artista all’opera. Ho potuto quindi valutarla dal punto di vista del benessere psicologico e di seguito approfondisco tutti gli altri principi.

2. Accettazione di sé/accettazione delle conoscenze pregresse.

Sono entrata nel museo serena, conscia di non conoscere tutto di Jackson Pollock e dei suoi colleghi artisti di New York. Ero anche fiduciosa che avrei imparato qualcosa, che avrei aggiunto preziose conoscenze al mio bagaglio culturale. Questo è l’atteggiamento più utile quando si è motivati ad imparare, a migliorare e a crescere. L’esposizione mi ha aiutato in questa accettazione perché è ricca di materiale visivo e scritto, in modo da approfondire la conoscenza degli artisti, dei temi trattati e del periodo storico.

3. Avere relazioni positive con gli altri/ staff ed con l’eventuale compagno/a di visita

Lo staff del Complesso del Vittoriano, dall’ingresso all’uscita, è stato cortese e professionale. Non è un aspetto da sottovalutare poiché nel “viaggio” all’interno di una mostra il personale in osservazione delle sale deve essere discreto così da non interferire con la visita.

È molto importante anche con chi andiamo in un museo e che tipo di rapporto abbiamo con lui. Io, ormai vecchia volpe sulla scelta del mio accompagnatore, sono andata con una delle mie più care amiche, con la quale ho un rapporto diretto e di fiducia. Questo mi ha assicurato una visita ricca nello scambio di idee e rispettosa del mio senso di autonomia, che approfondirò qui di seguito.

Pollock - Chiara Sicuriello - Arte e benessere Psicologico

4. Senso di autonomia

Sentirsi indipendenti nelle proprie scelte, che siano anche soltanto quelle riguardanti il quadro su cui soffermarsi o la sala in cui proseguire, permette di accrescere il proprio senso di autonomia e quindi il proprio benessere psicologico. La scelta di visitare una mostra in solitudine o in compagnia, può essere determinante. È stato visto che, se scegliete di andare soli, potreste avere un’esperienza più profonda, più coinvolgente, con le opere esposte. Diversamente, se andate insieme a qualcuno, potreste essere, più o meno, influenzati nelle vostre preferenze durante la visita e quindi avere un’esperienza meno appagante.

Nel mio caso, come ho raccontato prima, l’avere accanto una persona con la quale ho un rapporto di confidenza, mi ha aiutato ad essere autonoma nella visita e ad avere un’esperienza pienamente coinvolgente.

5. Padronanza ambientale

La mostra, anche per questo aspetto, si è dimostrata all’altezza: ho potuto girare liberamente, tornando indietro quando volevo e adattare, quindi, la visita alle mie esigenze personali e vivermi a pieno il momento speciale in cui ero coinvolta.

6. Crescita personale

Per una psicologa questo è un aspetto che ha molta rilevanza: presuppone un cambiamento e una crescita.

Guardare da vicino le opere di Jackson Pollock e di tutti gli altri artisti, e osservare come dipingeva è stato molto stimolante. Questa modalità di pittura genera molte forti sensazioni: dinamismo, frenesia, determinazione, profondità, desiderio, affermazione di sé e grande vitalità. Provare tutto ciò davanti a quelle opere, è stato come ricaricare le mie batterie mentali, mi sono nutrita di quelle pennellate grasse di colore, di quello sgocciolio inebriante che colava dove l’istinto del pittore dirigeva lo sguardo.

Ho avuto anche una conferma: per esprimere se stessi attraverso l’arte, anche come terapia, si ha bisogno soltanto dei colori e delle mani, il resto verrà da sé, attraversando il ponte che parte dentro di noi e finisce sulla tela, grazie a dei gesti antichissimi che tutti noi conosciamo bene. Disegnare e dipingere sono comportamenti ancestrali, ci aiutano a connetterci con il nostro nucleo interiore e questo ci aiuta a stare meglio.

Valutazione conclusiva

È stato dimostrato che visitare una mostra di pittura fa bene fisicamente e psicologicamente. La mia psico recensione della mostra “Jackson Pollock e la Scuola di New York” conferma quanto già scoperto.

Consiglio vivamente di andare a vederla, ancora fino al 24 febbraio, perchè grazie alle opere esposte, a come lo sono, ai tanti supporti scritti e in video, alla location eccezionale e allo staff del museo, mi ha fatto stare meglio, ha stimolato nuove riflessioni, mi ha reso felice e i suoi contenuti stanno, in questo modo, mettendo radici. Non chiedo altro ad una mostra di pittura! Eccezionale esperienza!

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CHIARA SICURIELLO
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Studio di Psicologia Monte Grappa Reggio Emilia
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